Università degli Studi di Perugia

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Lo Studium Trecentesco

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Due sono le Facoltà attive nello Studium perugino durante il Trecento: una di Diritto e un'altra delle Arti in genere. Una tendenza però a distinguersi dalle altre Arti manifestarono subito la Medicina, la Filosofia e la Logica, pur non riuscendo a raggiungere, nel corso del secolo, il rango di Facoltà del tutto a sé stanti. Una Facoltà di Teologia, inoltre, su richiesta del Popolo e del Comune di Perugia, avrebbe dovuto affiancarsi alle altre due nel 1371 per volere di Gregorio XI, ma del suo effettivo funzionamento non esistono documenti. A coloro che frequentavano lo Studium, cioè agli "scolari", il Comune riconosceva, con lo Statuto del 1306, il privilegio di potersi associare in "università": "Scolaribus qui sunt et pro tempore erunt in civitate Perusii sit licitum universitatem constituere". Questa universitas non è nulla di diverso da una corporazione, a capo della quale sta un rector, un rettore, che ha il dovere di sorvegliare che tutti i membri di essa si comportino secondo lo statuto particolare che la caratterizza, ma ha anche la possibilità, essendo una corporazione riconosciuta, di collaborare attivamente al governo della città, oltre che, evidentemente, di provvedere al buon funzionamento e alla, diremmo oggi, validità scientifica e didattica degli insegnamenti impartiti. Estremamente feconda fu l'attività didattica e scientifica durante tutto il secolo: professori di chiara fama furono fra i suoi primi docenti. Tra questi, il bolognese Iacopo da Belviso, giurista di indiscusso sapere e spiccata originalità, la cui "lettura", oggi diremmo "il corso monografico", costituì senz'altro, nei primi anni dalla fondazione, motivo di autorevole richiamo di scolari in città. Suo continuatore fu Cino dei Sinibuldi da Pistoia, ad un tempo sommo poeta e giurista. Alle letture perugine di Cino del Codice e del Digesto crebbe colui che era destinato a diventare il massimo giureconsulto del Medioevo, Bartolo da Sassoferrato, a sua volta docente dello Studium Generale dal 1354 e fino alla morte, sopraggiunta probabilmente intorno al 1357: con lui, il nuovo metodo di studio del diritto, detto "del commento", raggiunse la perfezione. Alla feconda scuola di Bartolo si formò l'altro grande luminare della scienza giuridica trecentesca, Baldo degli Ubaldi, il quale nel 1348 è forse già lettore nei corsi universitari cittadini, incarico che conservò per trent'anni, accrescendo sempre più la fama dello Studio perugino in virtù della sua ricchezza di erudizione e del suo acume giuridico. Fu invece stroncato dalla peste che flagellò la città nel 1348 il più illustre docente della scuola di Medicina, Gentile da Foligno, una delle maggiori figure di scienziato del Trecento, vittima del suo stesso desiderio di conoscenza, che lo aveva condotto ad avvicinare con troppa assiduità gli infermi.

Info pagina

Referente di sezione

Prof. Franco Moriconi
(Magnifico Rettore)

Ultimo aggiornamento
27/9/2017

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