Università degli Studi di Perugia

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L'Università Napoleonica, Pontificia e Libera

I profondi mutamenti politici e sociali avvenuti alla fine del Settecento e al principio dell'Ottocento provocarono profonde modifiche anche all'interno dell'Università cittadina, con nuovi ordinamenti e nuovi orientamenti scientifici. Questa, curata e amministrata dagli organi di governo locali, protetta e vigilata dal principe, cedette il posto con la nuova epoca all'Università della monarchia pontificia, retta in regime di limitata autonomia amministrativa da organi direttamente dipendenti dai superiori organi del governo centrale di Roma: un vero e proprio centro di cultura statale. E fu proprio nel periodo immediatamente precedente il 1860 che l'antico Studio perugino venne rapidamente riordinandosi e trasformandosi in una moderna università. Promotori  delle prime riforme - evidentemente espressione della temperie rivoluzionaria della fine del XVIII secolo - furono Annibale Mariotti, docente di Medicina teorica e Anatomia, la figura forse più rappresentativa del mondo politico e universitario cittadino dell'epoca, e Antonio Brizi, anch'egli docente dello Studio. Terminata, quindi, l'esperienza della Repubblica Romana, l'Università, dopo una breve reggenza austriaca, tornò al governo pontificio, il quale provvide immediatamente al "Piano pel riaprimento dell'Università di Perugia", comprendente - com'è ovvio - la sostituzione dei docenti "affetti da opinioni francesi". Nonostante ciò, risale a questo periodo la fondazione dell'Accademia Anatomico-Chirurgica, con il suo teatro anatomico, segno evidente che il contatto con il progresso scientifico nuovo e con i più moderni orientamenti di pensiero e di studio era ormai ampiamente avvenuto. Nuove linee direttive all'Università giunsero poi con l'unione degli Stati pontifici e di Perugia all'Impero francese, decretata da Napoleone nel maggio 1809. I progressi compiuti nel periodo napoleonico furono così significativi che il Governo pontificio, ripristinato dalla Restaurazione, decise di non apportare - almeno in un primo momento - alcuna innovazione, tanto nell'amministrazione quanto nell'istruzione, in attesa di un definitivo nuovo regolamento che giunse solo con papa Leone XII nell'agosto 1824: un'unica legge chiara che disciplinò la vita di tutti gli Atenei dello Stato. Le alterne vicende dell'Ateneo, durante gli eventi che condussero all'unità nazionale (1861), restituirono infine alla città un'istituzione pronta a crescere e a far rifiorire la ricerca e l'insegnamento: nacquero, ad esempio, la "Fondazione per l'istruzione agraria" (1892) e l'"Istituto agrario sperimentale", il cui scopo era favorire il progresso dell'agricoltura attraverso la ricerca e l'educazione degli agricoltori.

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Referente di sezione

Prof. Franco Moriconi
(Magnifico Rettore)

Ultimo aggiornamento
1/2/2016

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