CONFERENZA NAZIONALE DI PROMOZIONE E EDUCAZIONE ALLA SALUTE
SALUTE E POLITICA, STRUMENTI DI SVILUPPO. INTERSETTORIALITA' E PARTECIPAZIONE PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE

(3-5 Ottobre 2002, Fiera di Bolzano)

 


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Riflessioni a margine (di Giancarlo Pocetta)

La Conferenza nazionale appena conclusa a Bolzano non è stata solo un'occasione di riflessione e approfondimento per la CIPES su alcuni dei temi caldi che investono il settore delle politiche sanitarie ma ha anche costituito un'opportunità per la Confederazione per riflettere sulla sua natura associativa e sul proprio futuro.
Il tema generale della Conferenza ha colto uno dei caratteri strategici delle politiche per la salute oggi in Italia e cioè la possibilità (necessità?) che “pensare alla salute” non debba più essere considerata un'attività legata alla sfera individuale o al più gruppale ma come una strategia di sviluppo comunitario. Nulla di nuovo, a ben vedere, se si considerano gli orientamenti internazionali – da Jakarta (OMS) al recente Piano di Azione per la Sanità Pubblica varato a Maggio dall'UE – ma certo innovativo punto di vista per il nostro Paese dove la spinta impressa dal PSN 98-00 “Patto di Solidarietà per la Salute” e da alcuni PSR pare essersi quasi esaurita. La Conferenza, al contrario, ha voluto ribadire che la salute può essere – a pieno titolo – considerata come un fattore di sviluppo in una società altamente differenziata come quella in cui viviamo. A questo stimolo hanno risposto le tre relazioni fondamentali succedutesi nella prima giornata. Quella di Ivan Cavicchi che ha posto al centro una “strana” contraddizione in corso nel nostro Paese dove, a fronte di un momento economico non certo favorevole, pare si faccia ogni sforzo per penalizzare che della salute fa un fattore – anche economico .- di crescita del Paese. E' il caso del settore farmaceutico che – dopo la bufera di qualche anno fa – viene trattato come un elemento di diseconomia trascurando completamente la sua potenzialità di innovazione endogena. Su un altro versante si è posta la relazione di Carla Collicelli la quale ha mostrato con una doviziosa elencazione di dati quanto una maggiore attenzione al “femminile” della salute potrebbe favorire un arricchimento del Paese nei termini di incremento del capitale sociale disponibile per lo sviluppo comunitario. Infine, sul tema della Valutazione di Impatto per la salute come metodologia a servizio del governo delle politiche sanitarie locali si è soffermato Giancarlo Pocetta nella terza relazione introduttiva.
La riuscita di un appuntamento quale la Conferenza Nazionale tuttavia non può essere giudicata solo attraverso la qualità delle relazioni fondamentali. Anzi, la qualità più importante è senz'altro costituita dalla partecipazione degli associati. E, da questo punto di vista, si può dire certamente che la Conferenza ha segnato un punto di svolta. Oltre 250 presenze e più di 100 abstract per comunicazioni orali e poster hanno animato due giorni di intensa discussione su temi caldi nel campo della promozione della salute. Un aspetto su tutti è da sottolineare. Vi è ormai anche in Italia un settore professionale per la promozione della salute e per l'educazione sanitaria che ha superato il periodo più “movimentista” sul piano culturale e della sperimentazione sul piano operativo. La qualità metodologica degli interventi presentati nelle 10 sessioni tematiche della Conferenza ha mostrato un ambiente professionale qualificato, aggiornato e consapevole del contributo che, al raggiungimento di obiettivi di salute, può dare un approccio promozionale all'educazione sanitaria. Due i tratti che ci sono parsi più interessanti. Il primo l'apertura all'innovazione per quanto riguarda gli approcci di comunicazione con gli utenti. E' stato molto interessante osservare come gli educatori sanitari stiano sempre più interessando ad ambiti operativi non tradizionali quali quello degli interventi nel campo delle sostanze d'abuso o quello dell'immigrazione e come a ciò corrisponda la ricerca di metodologie e strumenti di comunicazione innovativi come ad esempio l'animazione teatrale. Il secondo aspetto da notare è quanto proficuamente la sperimentazione delle nuove metodologie contamini anche ambiti di lavoro più tradizionale per l'educazione sanitaria come l'educazione alimentare o l'educazione all'affettività.
Tutto ciò è indubbiamente da considerare indice di una maturazione complessiva del settore dell'educazione sanitaria che ha definitivamente incluso nel suo universo concettuale la filosofia e la strategia della promozione della salute. Su questo si innesta anche una sempre più forte consapevolezza del ruolo professionale degli educatori sanitari nei diversi contesti in cui essi sono chiamati ad operare, in particolare quello sanitario. Questo è certamente un dato che interpella la CIPES nella sua dimensione associativa così come la consorella AIES. In questa direzione, si è colta a Bolzano la richiesta degli operatori dell'educazione sanitaria di avere un più stabile luogo di confronto e di crescita professionale a fronte di un certo grado di insoddisfazione per la risposta offerta finora dalle due associazioni. In questo quadro vanno lette la discussione e le decisioni prese dall'Assemblea generale CIPES che si è tenuta nei giorni della Conferenza. Un'Assemblea che ha tenuto a sottolineare come sia giunto il momento di superare le divisioni tra CIPES e AIES per mettere le potenzialità e le risorse di ciascuna a disposizione dei professionisti dell'educazione alla salute, del settore sanitario e di tutti gli altri settori nei quali l'approccio educativo alla salute trova una sua formale collocazione. Questa richiesta è stata prontamente, e con grande sensibilità, colta dagli organismi dirigenti della CIPES e d in particolare dal Presidente Briziarelli, i quali si sono fatti carico di avviare e condurre a compimento in tempi breve un processo di federazione della CIPES e dell'AIES. Nei prossimi mesi quindi si darà luogo, anche nel nostro Paese, ad un'associazione professionale– su base federativa – che riunirà gli operatori dell'educazione sanitaria e che potrà costituire un interlocutore visibile per coloro che – a titolo scientifico e politico – si occupano di promozione della salute.
Bolzano ci consegna perciò una grande opportunità di sviluppo per l'educazione sanitaria italiana ma anche la certezza che vi sono, nel nostro Paese, le forze – gli educatori sanitari – in grado di sostenerla.