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Campagna di scavo 2010
pagina aggiornata il 13/04/2010
San Pietro di Cantoni (Comune di Sepino, Provincia di Campobasso).
Località: San Pietro di Cantoni (Comune di Sepino, Provincia di Campobasso).
Regime: Scavo in concessione all’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Scienze Storiche, Sezione di Scienze Storiche dell’Antichità, Cattedra di Urbanistica del Mondo Classico.
Anno d’inizio dell’attività di scavo: 1991.
Responsabile scientifico: Prof. Maurizio Matteini Chiari.
Responsabilità e coordinamento delle attività di campo e di magazzino: Dott.ssa Valeria Scocca.
Collaboratori: Dott. Vincenzo Amato, Geom. Angelo Attavino, Dott. Gianluca Caramella, Dott. Fiorenzo Catalli, Prof.ssa Paola Comodi, Dott.ssa Germana D’Alascio, Dott.ssa Laura Matacchioni, Dott.ssa Alessia Mignani, Dott. Antonio Piccolo.
Campagna di scavo 2010: XX Campagna.
Periodo di svolgimento: 5 luglio - 14 Agosto 2010
Modulo di adesione (in formato *.rtf) mod_ade_b.rtf.
I turno: 5 Luglio - 17 Luglio 2010
II turno: 19 Luglio - 31 Luglio 2010
III turno: 2 Agosto - 14 Agosto 2010
Notizie utili
Tipo di ospitalità offerta: vitto, alloggio.
Struttura ricettiva: Il personale verrà alloggiato nelle foresterie messe a disposizione dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise in località Altilia, l'antica Saepinum.
Capacità ricettiva per turno: 32 persone.
Descrizione del sito:
IL SANTUARIO ITALICO DI SAN PIETRO DI CANTONI (SEPINO, CAMPOBASSO)
Il santuario italico di San Pietro di Cantoni di Sepino occupa una posizione di spalto rilevata (q. 665) e dominante, aperta sull’ampia vallata del fiume Tammaro. L’area sacra recinta da murature megalitiche in poligonale disegna un triangolo irregolare i cui lati si allungano sul terreno per qualche centinaio di metri. La cartografia catastale e la fotografia aerea mostrano con evidenza questa ardita conformazione del recinto orientato con il vertice alla piana sottostante. L’area interna, vistosamente livellata, ha sezione piatta sviluppandosi su un ampio terrazzo artificiale ricavato per intagli progressivi di roccia lungo lo scosceso pendio che da Terravecchia (q. 953) scende talora precipite ad Altilia (q. 548) e al Tammaro. E’ una collocazione felicissima non solo perché il santuario gode di un’esposizione aperta al continuo soleggiamento, ma anche, e soprattutto, perché questa ubicazione costituisce un sicuro punto di equilibrio, non da ultimo anche topografico, fra aree sommitali destinate alla difesa (Terravecchia) e aree di valle destinate al mercato ed alla produzione (fasi repubblicane di Altilia) nell’ambito comunitario e cantonale dei Saepinates.
Il ruolo unificante del santuario, baricentrato all’interno di una struttura insediativa articolata per minuti nuclei diffusi e (anche se elementarmente) specializzati, trova in questi stessi presupposti una sua forte valenza e ragione.
Se la costa nord orientale del Matese appare già da tempo frequentata e insediata, il santuario ai nostri occhi diviene una realtà documentata solo allo scadere del IV secolo a.C. E’, difatti, a partire da questa data che la presenza di manufatti diviene gradualmente più cospicua, più omogenea, in altri termini più “strutturale” perché questi cominciano ad evidenziare una precisa destinazione d’uso, perché cominciano a presentare comuni caratteristiche formali e dimensionali e perché costituiscono, con qualche oggettiva evidenza, presenze a loro modo selezionate e mirate e riferibili, almeno in prima istanza, al culto.
Il III secolo a.C. è particolarmente presente. I manufatti, di produzione locale e assai più spesso di importazione, costituiscono un documento di valore assoluto, oggettivamente incontrovertibile, dell’importanza ormai assunta dal culto e dal santuario di San Pietro di Cantoni, ma sono anche il segno tangibile, evidentissimo, di una nuova prosperità della comunità dei Saepinates. La conquista da parte di Papirio Cursore di Saepinum (Terravecchia) del 293 a.C., che pone fine al conflitto sanguinoso fra Sanniti e Romani, sembra essere realtà totalmente espunta. Il III secolo che è, comunque, secolo cruento di lotte anche e soprattutto in questo scacchiere territoriale, nella sua piena maturità è vissuto in San Pietro con gioiosa e serena solennità. Anche quando i votivi appaiono forse conseguenza di decime da bottino di guerra o frutto di azioni di mercenariato. Che sia così sembra provarlo il riferimento costante, dichiarato più che meramente allusivo, alle richiesta di fertilità e di fecondità. La massima parte dei materiali restituiti dallo scavo testimoniano (dai pochi frammenti di antefisse alle appliques a vernice nera raffiguranti donne incinte, dai votivi anatomici alle conchiglie, dalle statuine di Eros ai castoni di anelli, dai pesi da telaio ai balsamari) e scopertamente alludono ad una aspettativa di vita che fortemente contrasta con il periodo e con la brutalità delle guerre in corso. Il culto sembra incentrarsi su una divinità femminile, ormai con documentata sicurezza, Mefite (e la statuetta dedicata da Trebis Dekkiis dovrebbe rivelarne le sembianze e gli attributi), che sovrintende e che tutela la sfera della maternità, degli affetti domestici, della procreazione quanto, più in generale, delle attività di lavoro connesse e, dunque, la fertilità delle messi, dei pascoli, degli armenti. Il rinvenimento, poi, di esemplari frammentari di statuette raffiguranti Ercole suggerisce anche duplicità o molteplicità di culti all’interno del santuario. Come di norma.
Singolarmente il II secolo a.C., in contrasto evidente con il progressivo fiorire dell’insediamento di valle (fasi repubblicane di Altilia), descrive una fortuna del santuario in lento, graduale, ma altrettanto progressivo, declino. La presenza di materiali appare ancora sostenuta, ma le opportunità anche economiche che l’emporio di Altilia aperto lungo l’arteria tratturale e la stessa probabile e connessa sua fiorente attività produttiva non sembrano trovare un riscontro adeguato all’interno del santuario stesso.
L’ultimo secolo della repubblica e l’età primo imperiale sono localmente segnate dalla costituzione municipale di Saepinum. Che la città, a maggior ragione perché nella fattispecie ravvicinatissima, assommi ora in sé in qualità di capoluogo di un estesissimo comparto territoriale ogni ruolo civile e religioso è dato scontato. In queste situazioni i santuari dell’agro perdono assai rapidamente ogni importanza e, spesso, la stessa originaria destinazione d’uso. Le strutture edificate al loro interno si dispongono spesso a trasformarsi in cava e, più di frequente, in rudere. Lo scavo di San Pietro, soprattutto di questi ultimi anni ha, tuttavia, cominciato a restituire materiale di prima e media età imperiale in quantità tali da lasciare ipotizzare una frequentazione ancora sostenuta dell’area. La qualità del rinvenuto, per quanto si tratti spesso di oggetti dichiaratamente e sostanzialmente funzionali (attrezzi per la filatura, lucerne, stoviglie), ma non necessariamente (vista anche la presenza contestuale ed associata di balsamari vitrei, di anelli e di monete), suggerisce a sua volta ancora una possibile, per quanto contratta, continuità e vitalità di un culto nell’area di San Pietro.
Agli inizi del VI secolo si assiste a un’evidente e forte ripresa, ad una rinnovata occupazione stabile dell’area che si realizza nel momento in cui Saepinum, la città di valle, per tanti motivi divenuta ormai insicura e indifendibile, perde ogni sua pregressa importanza nella gestione centralizzata del territorio. La comunità in parte si disperde spesso riconquistando le quote più alte e sostanzialmente riproponendo nel giro di qualche generazione sistemi di occupazione e di controllo territoriale di antichissima data e tradizione.
Sulle conservate rovine del grande podio templare (20,78/20,90 di lunghezza x 16,63/16,97 di larghezza) si struttura ora un grande complesso ecclesiale, sovradimensionato rispetto allo stesso tempio antico, che pare, però, avere vita breve (e travagliata, forse per il reiterarsi di eventi sismici), compresa fra il VI e il VII secolo.
I rinvenimenti dei secoli successivi, ancorché talora eclatanti, paiono, difatti, frutto di sporadica frequentazione del luogo, anche per il loro numero limitatissimo e per il loro stato di assoluta frammentarietà, risultando per di più, di massima, fra loro assai disomogenei e divaricati anche sotto il profilo cronologico.
Lo scavo, conseguente ad una sistematica campagna di ricognizione del territorio municipale sepinate eseguita negli anni 1987-1989 dall’Università degli Studi di Perugia, ha preso avvio nel 1991. Non presenta articolazioni in Saggi distinti, sviluppandosi senza soluzione di continuità per un’estensione ormai assolutamente considerevole.
Risultati raggiunti:
Realizzazione del Museo Archeologico di Saepinum-Altilia, inaugurato il 15 Aprile 2002, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise.
Mostra “Incontro con l’Archeologia. Anteprima a La Dea il Santo una Terra”, Università degli Studi di Perugia - Liceo Artistico Statale “G. Manzù” di Campobasso, Altilia di Sepino (Campobasso), inaugurata il 13 Giugno 2002.
Mostra “La Dea, il Santo, una Terra. Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino”, Altilia di Sepino (Campobasso), che, inaugurata l’11 Maggio 2003, è divenuta esposizione permanente nell’ambito del sistema museale sepinate.
Pubblicazione del Catalogo della Mostra “La Dea, il Santo, una Terra. Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino”, QuinTilia Edizioni, Roma 2004.
Mostra “Cibo e Sapori dell’Italia antica” in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Altilia di Sepino (Campobasso), inaugurata il 23 Dicembre 2004.
Collana editoriale “Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni” [IRESMO, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, Università degli Studi di Perugia].
In preparazione: Mostra “La Dea dei canneti fruscianti. Venti anni di scavo a San Pietro di Cantoni di Sepino”, Sepino 26 Giugno 2010-31 Gennaio 2011.
Bibliografia relativa allo scavo:
M. Matteini Chiari, Sepino. Lo scavo del tempio in località San Pietro, in “Conoscenze”, 7, 1994, pp. 23-29.
K. Mitens, M. Matteini Chiari, Excavation of extraurban sanctuary. San Pietro di Cantoni di Sepino. Molise, 1993, in “Acta Hyperborea. Danish Studies in Classical Archaeology”, 6, 1995, pp. 310-312.
M. Matteini Chiari G. D’Alascio, Le lucerne dallo scavo del santuario italico in località San Pietro di Cantoni di Sepino (1991-1997), in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia,
Università degli Studi di Perugia, 1. “Studi Classici”, XXXII, n.s. XVIII, 1995-1997, pp. 205-283.
M. Matteini Chiari, s.v. Sepino, in EAA, II Supplemento 1971-1994, 1997, pp. 216-220.
M. Matteini Chiari, Il santuario italico di San Pietro di Cantoni di Sepino, in “Studi sull’Italia dei Sanniti”, Electa Roma 2000, pp. 280-291.
M. Matteini Chiari, M. L. Cipiciani, D. Fattore, G. Terenzi et Alii, Un deposito ceramico nel Santuario di San Pietro di Cantoni di Sepino (CB), in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia,
Università degli Studi di Perugia, 1. “Studi Classici”, XXXIII, n.s. XIX, 1997-2000, 2002, pp. 93-172;
M. Matteini Chiari, Pentria e Frentania, in “Geographia Antiqua”, X-XI, 2001/2002, pp. 129-143.
AA.VV., San Pietro di Cantoni. Incontro con l’Archeologia, Art Decò Campobasso 2002.
M. Bernardi, Un nucleo di invetriata dipinta da Terravecchia di Sepino (CB): la ceramica “RMR”, in “Archeologia Medievale”, XXIX, 2002, pp. 489-499.
M. Bernardi, P. Comodi, P. F. Zanazzi, Ceramica a vetrina piombifera e smalto stannifero nei centri di Saepinum e Terravecchia (Campobasso): un confronto tra dati archeologici e archeometrici, in Atti del III Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, Salerno 2 - 5 Ottobre 2003, Firenze 2003, pp. 90-97.
M. Matteini Chiari, V Settimana della Cultura. La Dea, il Santo, una Terra. Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino, in “Il Ponte”, XV, Agosto 2003, pp. 27-28.
M. Matteini Chiari, Saepinum tra evo antico e medioevo. Nuove preliminari acquisizioni dal cantiere di scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino, in Atti del Convegno Internazionale di Studi “I Beni Culturali del Molise. Il Medioevo”, Campobasso 18 - 20 Novembre 1999, Campobasso 2004, pp. 184-198.
M. Bernardi, La protomaiolica da Saepinum (Altilia). Primi risultati, in Atti del Convegno Internazionale di Studi “I Beni Culturali del Molise. Il Medioevo”, Campobasso 18 - 20 Novembre 1999, Campobasso 2004, pp. 199-209 e tavv. f.t. IX-XI.
A. Finetti, Alcune considerazioni sulla circolazione della moneta piccola in territorio molisano tra XIII e XIV secolo alla luce dei recenti rinvenimenti, in Atti del Convegno Internazionale di Studi “I Beni Culturali del Molise. Il Medioevo”, Campobasso 18 - 20 Novembre 1999, Campobasso 2004, pp. 210-214 e tav. f.t. XII.
AA.VV., La Dea, il Santo, una Terra. Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino, Catalogo della Mostra (a cura di M. Matteini Chiari), QuinTilia Edizioni Roma 2004.
W. Santoro, Il monastero di S. Croce in territorio di Sepino. Indagine storico topografica, Palladino Editore Campobasso 2006.
In corso di stampa:
M. Matteini Chiari, Il santuario in San Pietro a Sepino, relazione presentata al Convegno Internazionale “I Sanniti e Roma”, Isernia 7-11 Novembre 2006.
In preparazione:
F. Catalli, A. Finetti, M. Matteini Chiari, Le monete dallo scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino, “Materiali dallo scavo di San Pietro di Cantoni”, I.
Didattica
Lo scavo archeologico di San Pietro di Cantoni di Sepino (CB), eseguito su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è riconosciuto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Perugia come laboratorio didattico per gli studenti del Corso di Laurea triennale in Scienze dei Beni Archeologici e Antropologici e per gli studenti del Corso di Laurea triennale in Lettere e ancora per gli studenti del Corso di Laurea specialistica in Archeologia preistorica, classica, medioevale, generale e topografica e per gli studenti del Corso di Laurea specialistica in Filologia, Letterature e Storia dell’Antichità. Infine anche per gli studenti del Corso Magistrale in Archeologia. In tutti i casi consente l'acquisizione di n. 3 crediti CFU.
La campagna di scavo 2010 di San Pietro di Cantoni si articolerà su 3 turni nel periodo 5 Luglio - 14 Agosto. La fase di riapertura dello scavo e di preliminare organizzazione dei laboratori prenderà avvio alcuni giorni prima (28 Giugno) e vedrà impegnati esclusivamente responsabili di settore e operai.
I turno: 5 Luglio - 17 Luglio 2010
II turno: 19 Luglio - 31 Luglio 2010
III turno: 2 Agosto - 14 Agosto 2010
E' richiesta una presenza continuativa minima di 1 turno (= 2 settimane). Non sono consentiti, se non in casi eccezionali e con l'assenso del direttore scientifico dello scavo, arrivi posticipati o
partenze anticipate (con obbligo di recupero).
L'arrivo allo scavo è previsto la sera della Domenica precedente l'inizio del turno. Non prima delle ore 20.00 per chi arriva in auto. Per chi arriva in treno la stazione d'arrivo è Boiano. Ideale da Roma è l'Interregionale denominato "La freccia del Biferno" [sic], che ferma a Boiano alle ore 20.12; ideale da Napoli è il Diretto che ferma a Boiano alle ore 19.55. Si ricorda che per il giorno d’arrivo non è prevista la cena comunitaria.
Il personale verrà alloggiato nelle foresterie messe a disposizione dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise in località Altilia, l'antica Saepinum.
Il vitto e l’alloggio sono a carico dell’organizzazione. I pasti serali, confezionati a rotazione dagli stessi partecipanti, saranno consumati in una delle foresterie, di solito in quella ricavata nell'emiciclo del teatro. Il pasto di mezzogiorno sarà consumato direttamente sullo scavo. Ogni foresteria è poi attrezzata per un autonomo confezionamento della prima colazione.
La partecipazione è aperta anche a studenti di altre Università, italiane e straniere. Per questi ultimi e per i non universitari che volessero prendere parte ad un turno di scavo è prevista una quota di iscrizione (150 Euro) che verrà corrisposta all’arrivo ad Altilia. La partecipazione a più turni di scavo, se tecnicamente e logisticamente possibile, comporterà un’integrazione (50 Euro a turno) alla quota di iscrizione, ugualmente da corrispondersi all’arrivo ad Altilia.
I partecipanti dovranno essere provvisti di sacco a pelo e/o coperte, lenzuola, federe e cuscino.
L’autonoma dotazione personale comprende anche torcia elettrica, abbigliamento estivo, ma anche capi pesanti, cappello e creme protettive. Per l'attività di campo si richiedono in particolare: copertura assicurativa, certificato di vaccinazione antitetanica, scarpe antinfortunio, borraccia, guanti da lavoro, ginocchiere, marsupio o zainetto da campo, cancelleria e strumenti per il disegno (dotazione minima: biro, portamine + mine, gomma da matita, 1 doppio metro metallico, 1 squadra, 1 compasso).
La giornata di lavoro (dal Lunedì al Venerdì) si articola, di massima,
come segue:
Colazione
ore 7.45 : Trasferimento da Altilia a San Pietro di Cantoni
ore 8.00 : Inizio scavo
ore 12.00 : Pranzo sullo scavo
ore 13.00 : Ripresa scavo
ore 15.00 : Termine scavo e prima selezione dei materiali sul campo, controllo US
ore 15.15 : Trasferimento da San Pietro di Cantoni ad Altilia e deposito immediato dei materiali di scavo in magazzino
ore 15.30-16.30 : Pausa
ore 16.30-18.20 : Lavori di laboratorio (lavaggio cocci, inventariazione cartacea e informatizzata, applicazione numeri, ricerca attacchi, disegno dei materiali, sviluppo quote, disegno sezioni, digitalizzazione rilievi di campo, ecc.) o ripresa scavo o ripresa rilievo di campo. Secondo necessità ore 18.20-18.30 : Riordino laboratorio
Cena
Sabato:
Colazione
ore 8.00-12.00 : Scavo / Lavori di laboratorio
ore 12.00-12.15 : Selezione dei materiali sul campo / Riordino laboratorio
Pranzo
Sabato pomeriggio e Domenica liberi.
Per ulteriori informazioni e/o comunicazioni:
Prof. Maurizio Matteini Chiari, Dipartimento di Scienze Storiche, Sezione di Scienze Storiche dell'Antichità, Università degli Studi, Via Aquilone 7 - 06123 PERUGIA. Anche: Laboratorio di Urbanistica e Rilievo, Via degli Offici 14, Palazzo San Bernardo, tel. 075/5853102 (con segreteria telefonica); fax: 075/5853138; e-mail: matteini@unipg.it; anche maumatt@katamail.com
Notizie utili
L'area archeologica di San Pietro di Cantoni si colloca lungo il versante settentrionale del gruppo montano del Matese, ad una altitudine di 666 m. e ad una distanza di 5 km. da Altilia (Saepinum) e di 5 km da Sepino. E' raggiungibile attraverso le strade comunali rotabili di Cantoni-Magnaluno o di Colli ovvero attraverso il percorso pedonale Cantoni-San Pietro.
Altilia (Saepinum) è, a sua volta, facilmente raggiungibile dall'Autostrada Roma - Napoli, uscita San Vittore, percorrendo dapprima la S.S. 17 e quindi la S.S. 87, direzione Benevento, 6 km dopo lo svincolo per Campobasso, all'altezza del km. 112 (seguire segnaletica turistica: "Scavi di Altilia").
La stazione ferroviaria più vicina, escludendo quella di Sepino, ormai pressoché in disuso e comunque mal servita, è quella di Boiano, che dista 19 km da Sepino. Treni da Roma e da Napoli.
Sepino è un Comune di 3000 abitanti tra i più importanti e attivi fra quelli del Molise centro meridionale, al confine con la Campania. Offre opportunità di soggiorno e di turismo soprattutto estivo contando su buone strutture agrituristiche e alberghiere e vantando una importante
tradizione gastronomica. Ha un rilevantissimo patrimonio archeologico diffuso e risorse ambientali altrettanto rilevanti, poco conosciute e poco valorizzate. Vi si trova anche un rinomato complesso termale.
Mappa stradale

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