La spesa sanitaria in Italia
Negli ultimi quindici anni la spesa
sanitaria ha avuto, in Italia, una crescita costante sia in termini assoluti
che in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL). Le principali cause che
hanno influenzato la spesa sanitaria nel nostro Paese, sono state : l’aumento
della vita media della popolazione, l’aumento dei costi legati alle
nuove tecnologie ed ai metodi di cura, i mancati investimenti nella ricerca
e nella prevenzione, la carenza di una buona organizzazione territoriale
e le non ben definite modalità di competizione tra pubblico e privato.
Dopo l’incremento di spesa, perdurato
fino al 1991, si è riscontrata una marcata flessione ed attualmente
si può affermare che la spesa sanitaria pubblica italiana
è “sotto controllo” . Considerando il periodo 1989-1995, in
termini correnti si è passati da un valore di 96.550 miliardi
ad un massimo di 115.490 miliardi nel 1991, per poi diminuire a 95.269
miliardi nel 1995. Anche esprimendo l’andamento in valori costanti della
moneta sul 1995, vi è stata una leggera ma significativa flessione
di circa 1.300 miliardi sul 1994. (Figura1).
Fonte : Ministero della Sanità - Servizio Centrale per la Programmazione Sanitaria
Considerando l’incidenza della spesa sanitaria
corrente sul PIL (Figura 2), si osserva che nel 1995 il valore del
rapporto pari a 5,6% è sceso al disotto di quello del 1989 (5,8%),
dopo aver toccato una punta massima del 6,6% nel 1991.
Dal raffronto della situazione italiana
con alcuni Paesi OCSE (Figura 3), si può sottolineare
che l’incidenza sul PIL, sia della spesa sanitaria pubblica(5,6%)
che di quella totale (7,7%) si colloca tra i valori più bassi
.
Il problema specifico del nostro Paese
consiste nel fatto che si sono verificate profonde trasformazioni demografiche,
sia in termini di riduzione della natalità che di aumento della
vita media, con condizioni, quindi, di invecchiamento più veloce
e marcato rispetto ad altri Paesi e con tendenza ad un forte aumento dei
consumi sanitari.
Quali sono le prospettive nei prossimi
decenni ? Sarà possibile ridurre ulteriormente l’incidenza di
PIL da destinare alla sanità o dobbiamo orientarci ad operare in
un quadro di stabilità della spesa sanitaria rispetto alla ricchezza
nazionale prodotta ?
Di fatto si può considerare che
soltanto mantenere un rapporto costante fra spesa sanitaria e PIL comporta
una notevole riduzione dei consumi sanitari a livello individuale ed in
base alle previsioni sull’andamento demografico nel lungo periodo
la spesa sanitaria è destinata “inevitabilmente” ad aumentare.
Il dibattito è aperto sulle varie
proposte per il contenimento della spesa sanitaria che vanno da un forte
incentivo alla prevenzione, ad una più razionale allocazione delle
risorse, ad un concreto snellimento delle pratiche burocratiche, ad una
consistente riduzione delle prescrizioni di analisi strumentali e di laboratorio
fino all’aumento dell’assistenza domiciliare (con costi stimati di circa
100.000 lire al giorno) con conseguente diminuzione dei ricoveri ospedalieri
il cui costo medio per giornata di degenza si colloca intorno alle 500.000
lire.
“E’ chiaro che occorre muoversi in una
ottica di risorse limitate, e che bisogna perciò razionalizzare
quelle che sono disponibili. In questo senso i vincoli che si vanno
introducendo i tutti i Paesi possono anche costituire un duplice stimolo
: verso una maggiore efficacia della spesa ai fini del miglioramento delle
cure e verso l’acquisizione di risorse aggiuntive per la salute,
che non siano soltanto quelle monetarie, tecniche e professionali : le
risorse cioè della prevenzione primaria, dell’istruzione, del miglioramento
ambientale, dei comportamenti personali, della partecipazione” (Berlinguer
e Geddes, 1997).
Spesa sanitaria e modelli organizzativi dei sistemi sanitari
Dall'esame dei dati relativi alla spesa sanitaria totale pro-capite (Figura 4) in relazione ai modelli organizzativi dei sistemi sanitari schematicamente denominati in Paesi con SSN e Paesi senza SSN (sistema assicurativo, con casse mutue senza fini di lucro o assicurazioni volontarie con presenza di organizzazioni for profit), si rileva che i Paesi con SSN spendono meno di quelli che ne sono privi. I motivi principali di questa situazione sono:
Dall'analisi dei dati relativi alla spesa sanitaria pubblica pro-capite
(Figura 5), paradossalmente, questa risulta superiore in valore
assoluto nei Paesi privi di SSN rispetto a quella dei Paesi con SSN, dove
però sono garantiti, almeno teoricamente, livelli uniformi di assistenza.
Anche i ceti medi e medio alti, che sopportano il peso maggiore dell'assistenza sanitaria tramite la tassazione diretta o indiretta sui consumi, trarrebbero sicuramente vantaggio dalla presenza di un SSN rispetto ad un modello assicurativo, seppur no-profit, come quello delle Casse Mutue di malattia
Riferendoci, infine, ai livelli di efficienza i relazione ai modelli organizzativi dei sistemi sanitari (Figura 6), se si fa eccezione per il Portogallo, emerge con chiarezza un livello di maggior efficienza proprio nei Paesi provvisti di SSN.