Università degli Studi di Perugia

Perugia, 26 agosto 2020

Scoperta una correlazione tra terremoti e anidride carbonica in Appennino

L’analisi di dieci anni di campionamento di CO2 disciolta nelle acque delle falde appenniniche ha mostrato la sua massima concentrazione in occasione di intensa attività sismica

Nella catena appenninica l’emissione di CO2 di origine profonda appare ben correlata con l’occorrenza e l’evoluzione delle sequenze sismiche dell’ultimo decennio. È questo il risultato dello studio “Correlation between tectonic CO2 Earth degassing and seismicity is revealed by a ten-year record in the Apennines, Italy” condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università degli Studi di Perugia (UNIPG) appena pubblicato su ‘Science Advances’.

“Per la prima volta è stata condotta un’analisi dei dati geochimici e geofisici raccolti dal 2009 al 2018”, spiega Giovanni Chiodini, ricercatore dell’INGV e coordinatore dello studio. “Gli esiti di questa ricerca hanno evidenziato una corrispondenza tra le emissioni di CO2 profonda e la sismicità mostrando come, in periodi di elevata attività sismica, si registrino picchi nel flusso di CO2 profonda che man mano diminuiscono al diminuire dell’energia sismica e del numero di terremoti”.

Il nostro pianeta rilascia CO2 di origine profonda prevalentemente dai vulcani; tuttavia tali emissioni avvengono anche in aree sismiche in cui non sono presenti vulcani attivi. In particolare, questo fenomeno risulta più intenso nelle regioni caratterizzate da tettonica estensionale, come l’area degli Appennini. 

“Per quanto le relazioni temporali tra il verificarsi di un evento sismico e il rilascio di CO2 siano ancora da approfondire”, prosegue Chiodini, “in questo studio ipotizziamo che l’evoluzione della sismicità nella zona appenninica sia modulata dalla risalita del gas che deriva dalla fusione di porzioni di placca che si immergono nel mantello”

Questa produzione continua di CO2 in profondità e su larga scala favorisce la formazione di serbatoi sovrapressurizzati. 

“La sismicità nelle catene montuose”, aggiungono i ricercatori dell’INGV Francesca Di Luccio e Guido Ventura, co-autori dello studio, “potrebbe essere correlata alla depressurizzazione di questi serbatoi e al conseguente rilascio di fluidi che, a loro volta, attivano le faglie responsabili dei terremoti”.

Lo studio è stato condotto attraverso il campionamento di sorgenti ad alta portata (decine di migliaia di litri al secondo) situate nelle vicinanze delle zone epicentrali dei terremoti verificatisi in Italia centrale tra il 2009 e il 2018.

Tali campionamenti hanno permesso di caratterizzare l’origine della CO2 disciolta nell’acqua delle falde acquifere e di quantificare l’entità della CO2 profonda”, spiega Carlo Cardellini, ricercatore del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia, anche lui nel team di ricercatori coinvolti nella scoperta.

“La stretta relazione tra il rilascio di CO2 e l’entità dei terremoti, unitamente ai risultati di precedenti indagini sismologiche, indica che i terremoti dell’Appennino registrati nel decennio analizzato sono associati alla risalita di CO2 profonda. È interessante rimarcare il fatto che le quantità di CO2 coinvolte sono dello stesso ordine di quelle emesse durante le eruzioni vulcaniche (circa 1,8 milioni di tonnellate)”, conclude Chiodini.

I risultati dello studio forniscono, dunque, delle evidenze su come i fluidi derivati dalla fusione di placca nel mantello svolgano un ruolo importante nella genesi dei terremoti, aprendo nuovi orizzonti nella valutazione delle emissioni di COa scala globale. Questo lavoro dimostra e ricorda, infine, come il moderno studio dei terremoti necessiti di un approccio multidisciplinare in cui integrare dati geochimici, geofisici e geodinamici.

Link allo studio su https://advances.sciencemag.org/content/6/35/eabc2938

risalita acqua san vittorino

Forte emissione di CO2 associata alla risalita di acqua (piana di San Vittorino, Rieti). L’emissione è ubicata a circa 30 chilometri dall’epicentro del terremoto dell’Aquila di aprile 2009.

Perugia, 25 agosto 2020

Importanti riconoscimenti per l’attività internazionale dell’Università degli Studi di Perugia – Per la prima volta approvati moduli Jean Monnet, finanziamenti in arrivo – Il Rettore Oliviero: “straordinaria opportunità per i nostri giovani”

“Un Ateneo che vuole essere internazionale, che desidera offrire reali opportunità e una prospettiva di futuro ai propri studenti, cuore pulsante della nostra istituzione, deve avere il coraggio di uscire dal proprio isolamento e di confrontarsi soprattutto con i migliori, esplorando senza sosta le opportunità che la globalizzazione offre, in termini di conoscenza, di metodi e di risorse condivise. Occorrono quindi coraggio, buon senso e un grande spirito di squadra, qualità queste ampiamente dimostrate in questi difficili mesi dalla comunità dell’Università degli Studi di Perugia. L’approvazione, per la prima volta dalla loro istituzione, di ben tre autorevoli moduli Jean Monnet da parte dell’Education, Audiovisual and Culture Executive Agency dell’Unione Europea, rappresenta un grande successo per questa visione del futuro dell’educazione e della ricerca. Non nascondo una certa emozione nel constatare il concreto apprezzamento, da parte delle istituzioni europee, per il grande lavoro che l’Ateneo ha svolto in questi mesi, in cui ci siamo impegnati per non lasciare indietro nessuno ma anche per offrire le migliori opportunità a tutti.”

Questa la dichiarazione del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Prof. Maurizio Oliviero, arrivata in risposta agli importanti riconoscimenti recentemente attribuiti dalle istituzioni europee all’Ateneo, tra i quali, appunto, l’approvazione di tre moduli Jean Monnet sui 26 assegnati all’Italia, in virtù dei quali l’Università è balzata al secondo posto nazionale tra le istituzioni accademiche che offrono i progetti di promozione dell’eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca nel campo degli studi dell’Unione Europea.

Gli insegnamenti saranno tenuti dai professori Roberto Cippitani, del dipartimento di Medicina, Francesco Paolo Micozzi, di Giurisprudenza e Luca Pieroni di Scienze Politiche. I temi vanno dalla promozione della consapevolezza su diritti, obblighi e responsabilità legati alla ricerca scientifica, in attuazione della libertà di circolazione dei ricercatori e dei risultati della ricerca (Cippitani con il modulo “5TH*FREEDOM”), all’analisi dei rischi cui sono esposte le basi di dati e i sistemi informatici e alle potenziali ripercussioni delle violazioni sulla libertà degli individui, sull’economia e sulla sicurezza delle infrastrutture critiche (Micozzi con il modulo “CIBER”), alla politica comune europea nella governance globale della sicurezza alimentare alla luce dei cambiamenti climatici (Pieroni con il modulo “EUFOOD”).

Ma c’è di più: in aggiunta ai sopra elencati programmi Jean Monnet, la mobilità internazionale della comunità accademica, in attuazione del programma Erasmus+, riceverà un sostegno di ben 1.837.000 Euro, assegnati dall’Agenzia nazionale Indire, cui si aggiungono i fondi ministeriali e quelli messi a disposizione dall’Ateneo. Stanziamenti che, concretamente, si tradurranno per studenti, docenti, ricercatori e personale in opportunità di mobilità all’estero per espandere ulteriormente la rete di relazioni dell’Ateneo in merito a ricerca, didattica, tirocinio e formazione.

Altri 383.000 Euro arriveranno poi dalle politiche di partenariato strategico nell’alta formazione per il progetto “SWEDA” della Prof.ssa Biancamaria Torquati, del dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali, mirato a costruire un percorso formativo innovativo per gli studenti delle lauree specialistiche e per i giovani laureati sul tema del “Benessere in agricoltura”, con tre sotto-tematiche:  bioeconomia e impresa agricola; benessere individuale e imprese agricole sociali, benessere animale e imprese agro-zootecniche, con percorsi laboratoriali di progettazione finalizzati a migliorare le capacità imprenditoriali degli allievi nel promuovere le funzioni legate al benessere all’interno delle imprese agricole e agroalimentari.

Grande soddisfazione esprime anche la professoressa Stefania Stefanelli, delegata alla Internazionalizzazione e cooperazione internazionale, che dichiara: “successi preziosi per l’Università, che intende offrire, attraverso l’internazionalizzazione, una didattica di eccellenza, in grado di formare professionalità di alto livello e di garantire ai propri laureati sempre maggiori possibilità di successo, e l’accesso a opportunità lavorative migliori, contribuendo a superare la crisi occupazionale e a rendere possibile una piena partecipazione alla società democratica”, il tutto in accordo con la visione di internazionalizzazione del Rettore Maurizio Oliviero, sintetizzato nella proposta di Carta Erasmus 2021-2027.

“Perché la formazione di qualità continui a essere accessibile a tutti in maniera equa e imparziale e per renderla ancora più inclusiva” - continua la professoressa Stefanelli - saranno moltiplicati gli sforzi per superare qualsiasi tipo di impedimento: disabilità, problemi di salute, difficoltà di apprendimento, differenze culturali, ostacoli economici, sociali o geografici. Saranno incentivati i processi di informatizzazione e verranno incrementate le azioni mirate a incentivare la mobilità, per far sì che un’esperienza all’estero non rappresenti l’eccezione, ma sia inclusa di norma nel percorso formativo di ciascun discente. L’inserimento in un contesto internazionale favorirà, oltre che l’acquisizione di specifiche conoscenze disciplinari e competenze linguistiche, anche l’accesso a metodologie innovative”.

Apprezzamento arriva anche dal Prof. Andrea Sassi, direttore del dipartimento di Giurisprudenza, che sottolinea come l’Università di Perugia sia seconda in Italia per numero di progetti autorizzati a livello europeo, con 3 cattedre istituite su 1500 domande presentate per l’approvazione. Per il professor Sassi “il finanziamento del progetto CIBER è un grande successo per il dipartimento di Giurisprudenza. Questa nuova opportunità didattica si inserisce nel percorso di rinnovamento già intrapreso valorizzando la formazione e la ricerca sui temi che impegneranno i giuristi nel prossimo futuro: la cybersecurity, la protezione dei dati personali e delle libertà fondamentali, il commercio elettronico, le criptovalute, l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la democrazia elettronica e in genere la regolamentazione delle nuove tecnologie”.

Perugia, 6 agosto 2020

Con il nuovo anno accademico i primi studenti della Pontificia Università Lateranense seguiranno i corsi al Fissuf di Perugia per una laurea in Filosofia a doppio titolo

L’università degli studi di Perugia e la Pontificia Università Lateranense hanno siglato uno storico accordo per il rilascio del doppio titolo di Laurea Magistrale/Licenza tra i Corsi di Studio Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni dell’Università degli Studi di Perugia e Filosofia dell’Università Pontificia Lateranense. Storico perché si tratta del primo accordo per il Doppio titolo che la Lateranense sigla con una Università italiana.

L’intesa è stata definita ormai da un anno, ma soltanto ora è operativa e i primi studenti della Lateranense, già nell’anno accademico 2020-2021, seguiranno i corsi al Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della formazione dell’Ateneo di Perugia per conseguire il doppio titolo di laurea, viceversa gli studenti perugini interessati potranno seguire i corsi della Lateranense.

Coordinatori dell’iniziativa sono i professori Massimiliano Marianelli e Flavia Marcacci, rispettivamente per i corsi di studi di Filosofia di Perugia e del Laterano; tutto questo in base all’accordo stipulato tra i Rettori della Lateranense e dell'Ateneo perugino e dai Direttori di Dipartimento Philip Larrey per il Laterano e Claudia Mazzeschi per Perugia. 

In base al protocollo i due Atenei “si impegnano ad accogliere, iscrivere e formare gli studenti dell’altra istituzione e a seguirne gli studi, al fine di consentire loro il completamento del percorso formativo, e a rilasciare il rispettivo titolo di studio in conformità al proprio ordinamento universitario”.

Un accordo che consente di superare un paradosso italiano in ambito accademico: i Paesi asiatici, europei o americani, riconoscono i titoli delle facoltà e delle università ecclesiastiche, ma fino a poco tempo fa non lo faceva l’Italia. Un Decreto del Presidente della Repubblica, nel 2019 ha stabilito il riconoscimento da parte dello Stato italiano dei titoli accademici di baccalaureato e di licenza delle facoltà pontificie per materie come la Teologia, Sacra Scrittura, Diritto Canonico, Liturgia, Spiritualità, Missiologia e Scienze Religiose.

Ora l’accordo tra l’Università Pontificia Lateranense e l’Università degli Studi di Perugia offre la possibilità del riconoscimento degli studi di Filosofia nelle facoltà ecclesiastiche e offre un’ulteriore opportunità di arricchimento dell’offerta formativa in un contesto fortemente internazionalizzato dove la filosofia è integrata al sapere teologico, giuridico, politologico, diplomatico.

Per poter partecipare al percorso per il rilascio del Doppio titolo di laurea occorre essere iscritti o all’Università degli studi di Perugia o alla Lateranense e accordarsi con i Coordinatori (Marianelli e Marcacci) che daranno indicazioni su come gli Atenei procederanno operativamente all’interno dell’accordo siglato che consentirà di acquisire una doppia laurea (italiana e pontificia) in un percorso ricco e coinvolgente. 

Il doppio titolo è previsto dalle norme del “Processo di Bologna”, un accordo internazionale che regola la vita delle Università di 47 Paesi.