Rapporto AlmaLaurea 2026 confermata la crescita strutturale

11 giugno 2026

Un quadro generale che si conferma decisamente positivo per l’Università degli Studi di Perugia quello che emerge dal rapporto 2026 del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, che fotografa le performance formative di circa 335mila laureati del 2025 e la condizione occupazionale di 700mila laureati di 81 Atenei italiani, contattati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Di seguito, i dati salienti che emergono dal rapporto AlmaLaurea 2026 per l’Università degli Studi di Perugia:

Pressoché stabili i laureati stranieri (3,4% contro 3,5% nel rapporto 2025) mentre aumentano quelli provenienti da fuori regione, pari al 39,6% (contro il 37,8% nel 2025, +1,8%), che salgono al 40,9% tra i triennali (e si attestano al 38,6% tra i magistrali biennali). Stabile l’età media alla laurea che si attesta a 25,8 (25,9 nel 2025), mentre il voto medio di laurea scende di 0,9 punti (103,3 nel 2026, 104,2 nel 2025), con un voto finale medio di 100,6 per i laureati triennali e di 108,2 per i magistrali biennali.

Dopo due anni di crescita in lieve calo il numero di tirocini curriculari riconosciuti dal proprio corso di studi, cui ha avuto accesso Il 77,9% dei laureati UniPg esaminati nel rapporto 2026, contro il 79,6% del 2025 e il 79,2% del 2024.

Continua ad aumentare, seppur leggermente, la percentuale di chi ha potuto compiere un’esperienza all’estero riconosciuta dal corso di laurea, attestandosi all’8,9% dei laureati 2025, contro l’8,8% dei laureati 2024, il 7,0% dei laureati 2023 e il 6,1% 2022. Sale al 66,0% la percentuale di chi ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari (64,9% nel 2025).

Soddisfazione per l’esperienza universitaria: la soddisfazione complessiva si attesta all’88,1%, in calo rispetto al 90% del 2025. All’86,4% la soddisfazione nel rapporto con i docenti e all’80,5% la soddisfazione rispetto alla percezione della sostenibilità del carico di studio in rapporto alla durata del corso. L’81,2% esprime soddisfazione per le attività didattiche.

Il 71,5% dei laureati (contro il 70,2% del 2025, +1.3%) si iscriverebbe di nuovo allo stesso corso nello stesso Ateneo, mentre il 6,4% cambierebbe la scelta del corso.

Sul fronte dell’occupazione, nello studio che ha coinvolto 8045 laureati UniPg, per i laureati triennali a un anno dalla laurea che hanno scelto di non proseguire il percorso universitario (30.9% del totale) aumenta di 3,9 punti percentuali il valore degli occupati, che si attesta all’81,7% (77,8% nel 2025), confermando il trend in forte crescita.

Pari al 30,2% la percentuale dei laureati UniPg di questa categoria (laureati triennali che non proseguono gli studi) che possono contare su un contratto a tempo indeterminato. Il 39,3% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato e il 9,9% svolge attività in proprio (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Il lavoro part-time coinvolge invece il 19,9% degli occupati (26,4% nel 2025). Al 63,5% la percentuale di chi, tra i laureati triennali, considera il titolo acquisito efficace o molto efficace per il lavoro svolto, contro il 66,3% registrato nel 2025 e il 63,0% del 2024.

Tra i 1760 laureati di secondo livello contattati a un anno dalla laureasi registra una netta crescita occupazionale che raggiunge l’81,4% (+3,4%), che si aggiunge all’incremento del +3,1% già registrato nel 2025. Al 21,8% la percentuale di laureati magistrali che può contare su un lavoro a tempo indeterminato (da 15,7% del 2023 a 19,6% nel 2024 a 23,4% nel 2025) con un calo di -1,6%. In lieve aumento la percentuale di chi può contare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato 26,9% (+0,8), mentre il 10,6% lavora in proprio e il 21,5% ha un’occupazione part time.

La percentuale di chi a un anno dalla laurea considera il titolo acquisito efficace o molto efficace si attesta di pochissimo (0,3 punti percentuali) al di sotto della media nazionale (67,1% contro 67,4%), mentre si conferma in forte crescita (+4,7%) la percentuale di chi, a cinque anni dalla laurea, considera il titolo acquisito dall’Università degli Studi di Perugia efficace o molto efficace per il lavoro che sta svolgendo, pari all’80,6% degli occupati contro il 75,9% registrato nel 2025 e il 72,4% registrato nel 2024. Un dato superiore di 5,5 punti percentuali rispetto alla media nazionale, che si attesta al 75,1%.

A cinque anni dalla laurea, continua la forte crescita dell’occupazione (94,7%, +1.7% che segue il +4,2% registrato nello scorso anno) rispetto ai valori registrati nel 2025, pari al 93%. Di questi, si mantiene pressoché stabile la percentuale di chi può contare su un contratto a tempo indeterminato, che si attesta al 48,3% (-0,4%), dopo il +5,5% registrato nel 2024. Al 14,2% quelli a tempo determinato, 17,5% in proprio e 8% part time.

Per quanto riguarda le retribuzioni mensili nette, in crescita quelle dei laureati triennali che non proseguono gli studi universitari (da 1350 euro a 1429 euro), in lieve calo quelle relative ai laureati magistrali a 1 anno dal conseguimento del titolo (da 1457 euro mensili a 1412 euro) e in aumento quelle percepite a 5 anni dal conseguimento del titolo, che passano da 1736 euro a 1803 euro (dato, quest’ultimo, che nonostante l’incremento continua a rimanere lievemente sotto la media nazionale, essendo influenzato in maniera particolare dalle condizioni di sviluppo economico del territorio).

Allo stesso modo, tra i laureati di secondo livello a cinque anni dal conseguimento del titolo, ben il 70,5% (65,9% nel 2025, +4,6%) degli intervistati dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’Università degli Studi di Perugia.

Nel complesso, le laureate e i laureati dell’Università degli Studi di Perugia, sebbene percepiscano stipendi leggermente più bassi della media nazionale, si collocano al di sopra del dato medio del Paese sia nella percentuale di occupazione a un anno (81,4% contro 80,8%) e a cinque anni dal conseguimento del titolo (94,7% contro 94,4%) che nell’efficacia del titolo di studio nel lavoro svolto (80,6% contro 75,1%).

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Veduta del Rettorato dell'Università degli Studi di Perugia