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23 giugno 2026

Le parole del Rettore Marianelli in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di Dottoressa e Dottore di Ricerca dell'Università degli Studi di Perugia.

"Desidero rivolgere a tutti voi il mio più cordiale saluto e il mio ringraziamento per essere qui a condividere una giornata particolarmente significativa per la nostra Università.

Quella che celebriamo oggi non è semplicemente una cerimonia. È il compimento di un percorso impegnativo e affascinante, il coronamento di anni di studio, di ricerca, di dubbi, di intuizioni, di incontri e di lavoro. Ma è anche l’inizio di una nuova responsabilità.

Per questo sono particolarmente felice che il nostro Ateneo abbia voluto dedicare una giornata specifica ai Dottorati di Ricerca e a coloro che oggi conseguono il titolo di Dottoressa e Dottore di Ricerca.

Il Dottorato rappresenta certamente il più alto livello della formazione universitaria. Ma credo che sarebbe riduttivo definirlo soltanto così.

Il Dottorato è il luogo nel quale la formazione incontra la ricerca. È il luogo nel quale lo studio si trasforma nella capacità di produrre nuova conoscenza. È il luogo nel quale si impara non soltanto a comprendere ciò che già esiste, ma a formulare domande nuove, a percorrere strade inesplorate, a contribuire alla crescita del sapere.

Per questo motivo considero i dottorandi e i dottori di ricerca una delle risorse più preziose sulle quali un Ateneo possa contare.

Voi rappresentate il punto di incontro tra ciò che l’Università è oggi e ciò che l’Università potrà diventare domani.

Abitate quello spazio che la tradizione filosofica ha chiamato metaxy, il “tra”, una categoria a me particolarmente cara perché indica il luogo della relazione, del passaggio, della generazione di senso. Voi siete il “tra” dell’Università: il ponte tra la tradizione e l’innovazione, tra il patrimonio di conoscenze che abbiamo ricevuto e quello che ancora deve essere costruito, tra la ricerca fondamentale e le applicazioni che trasformano la società, tra l’Università e il territorio, tra il presente e il futuro.

In una parola, siete una delle espressioni più vive della capacità generativa dell’Università. Ed è per questo che l’Ateneo intende impegnarsi sempre di più affinché il vostro ruolo sia riconosciuto e valorizzato.

Si dice spesso che l’Università forma professionisti. È vero. Ma l’Università, soprattutto attraverso il Dottorato di Ricerca, forma anche e soprattutto ricercatrici e ricercatori, studiosi, innovatori, persone capaci di immaginare ciò che ancora non esiste e di contribuire alla costruzione del futuro. E qui vorrei aggiungere una riflessione che considero particolarmente importante.

La ricerca non è estranea alla pace. Al contrario, la pace rappresenta uno dei suoi orizzonti più profondi. Perché la ricerca autentica nasce dal dialogo, dal confronto, dall’ascolto reciproco, dalla capacità di lavorare insieme pur partendo da prospettive differenti. La ricerca insegna il valore della complessità, educa a riconoscere il punto di vista dell’altro, sviluppa il senso critico senza rinunciare al rispetto.

Per questo la pace non è soltanto un tema di studio: è una pratica della conoscenza, una forma dell’umano, più profondamente per noi è il frutto di una cultura che continua a custodire e promuovere quel senso di umanità che ci precede e che siamo chiamati a trasmettere.

Il vostro ruolo è quindi fondamentale non soltanto per la vita dell’Ateneo, ma per la crescita culturale, scientifica, sociale ed economica dell’intero territorio.

Ogni progetto di ricerca, ogni tesi, ogni esperienza internazionale, ogni collaborazione scientifica contribuisce a costruire una rete di conoscenze e di relazioni che arricchisce non soltanto chi la vive direttamente, ma l’intera comunità.

Ecco perché oggi non celebriamo soltanto un traguardo individuale, ma un progetto comunitario. Celebriamo il contributo che ciascuna e ciascuno di voi offre alla crescita dell’Università, della società e delle istituzioni. Come Ateneo sentiamo forte la responsabilità di accompagnare questo percorso.

Per questo stiamo lavorando per valorizzare sempre di più il ruolo dei dottorandi all’interno della comunità universitaria. Essi sono certamente studenti, ma studenti che hanno raggiunto il livello più alto della formazione universitaria e che vivono già quotidianamente il rapporto tra studio, ricerca, innovazione e responsabilità scientifica.

Per questa ragione stiamo riflettendo anche su forme ulteriori di coinvolgimento, rappresentanza e partecipazione, nella convinzione che la vostra voce possa contribuire in modo significativo alla crescita della nostra comunità accademica, tanto più se saremo capaci di offrirvi opportunità sempre maggiori di formazione, internazionalizzazione e sviluppo.

Vorrei però aggiungere un’ultima considerazione. In questi anni abbiamo parlato molto di innovazione, di trasformazioni tecnologiche, di intelligenza artificiale, di sviluppo scientifico.

Tutto questo è importante. Ma ciò che rende davvero significativa la ricerca è la sua capacità di restare profondamente umana. La ricerca non è soltanto produzione di risultati. Essa implica curiosità, responsabilità, apertura all’altro, la disponibilità a mettere il proprio sapere al servizio della comunità: siamo in quanto siamo per gli altri, ricordava Mounier.

Attraverso l’attività di ricerca siamo capaci di costruire relazioni che generano futuro. In questo senso il Dottorato rappresenta una vera scuola di libertà e di responsabilità.

Una scuola nella quale si impara che la conoscenza cresce sempre dentro relazioni, confronti e collaborazioni e che ogni avanzamento del sapere porta con sé una responsabilità verso la società e verso le generazioni future.

Care Dottoresse e Cari Dottori di Ricerca, oggi ricevete un titolo importante. Ma soprattutto entrate in una comunità di studiose e studiosi che da oltre sette secoli costruisce e trasmette conoscenza. Portate con voi il lavoro, le fatiche, i dubbi, le scoperte e le speranze che hanno accompagnato questi anni. E portate con voi una responsabilità.

Quella di continuare a cercare, a studiare, a innovare e a contribuire alla crescita della società attraverso il sapere.

L’Università degli Studi di Perugia è orgogliosa di voi.

E io, come Rettore, desidero esprimervi la mia gratitudine, la mia vicinanza e il mio augurio più sincero per il vostro futuro, che è anche il nostro.

Siete Dottoresse e Dottori di Ricerca dell’Università degli Studi di Perugia, un’istituzione che nasce nel 1308 e che, sessantotto generazioni dopo, vi chiede la stessa cosa che ha chiesto a tutti coloro che l’hanno abitata prima di voi: restituite al mondo ciò che avete imparato.

Non tenetelo per voi. Fatelo diventare cura per gli altri.

Il mondo che vi aspetta è complesso, spesso impaziente, talvolta restio alla profondità. Ma voi avete qualcosa che pochi possiedono: avete imparato a sostare nelle domande senza ridurle immediatamente a risposte affrettate.

Questo è, oggi, uno dei gesti più rivoluzionari che si possano compiere. Custodite questa capacità.

Custodite la libertà della ricerca.

Custodite il rigore del pensiero.

Custodite la passione per la conoscenza.

E fate in modo che tutto questo diventi servizio, responsabilità, cura dell’umano e costruzione della pace. Perché la ricerca produce valore quando genera conoscenza. Ma produce il suo frutto più grande quando contribuisce a far crescere l’umanità.

Complimenti a tutte e a tutti".

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