Premio SIPEs alla Comunità di Capodarco dell'Umbria
La SIPeS -Società Italiana di Pedagogia Speciale, ha assegnato il premio «Istituzione Inclusiva» alla Comunità di Capodarco dell’Umbria, un riconoscimento che celebra decenni di impegno quotidiano e rafforza la collaborazione con l’UnivPg.
Il 5 giugno scorso, nei corridoi dell’Università Cattolica di Milano, tra docenti, ricercatori e studiosi radunati per il Convegno annuale della SIPeS – Società Italiana di Pedagogia Speciale – c’era anche un pezzo di Umbria: la Comunità di Capodarco, nata a Gubbio quasi cinquant’anni fa, a cui è stato assegnato il Premio nazionale «Istituzione Inclusiva».
Non è un riconoscimento qualsiasi. La SIPeS – la principale società scientifica italiana nel campo della pedagogia e della didattica speciale – ha istituito quest’anno quattro premi nazionali per valorizzare chi, nel nostro Paese, trasforma ogni giorno il principio dell’inclusione in una pratica concreta quotidiana.
Il Premio «Istituzione Inclusiva» è riservato a scuole, enti del terzo settore e istituzioni socio-educative che «assumono l’inclusione come orientamento strutturale e pratica quotidiana, garantendo a tutti – e in particolare alle persone con disabilità – opportunità autentiche di partecipazione, apprendimento e cittadinanza». La Comunità di Capodarco dell’Umbria è stata giudicata degna di questo riconoscimento da una commissione indipendente di esperti e studiosi, su candidatura presentata dalla prof.ssa Annalisa Morganti, Associata di Pedagogia speciale presso il Dipartimento FiSSUF, Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, dell’Università degli Studi di Perugia.
Dal 1976, una casa per chi non ne aveva
La storia della Comunità di Capodarco dell’Umbria inizia nel 1976, quando Gubbio sceglie di non voltare lo sguardo dall’altra parte, ma di costruire un luogo dove la disabilità non viene nascosta, ma accolta, accompagnata, trasformata in progetto di vita individuale.
La missione che la Comunità porta avanti ogni giorno è chiara e ambiziosa insieme: rispondere ai bisogni delle persone adulte con disabilità, attraverso interventi sanitari, assistenziali, educativi e riabilitativi, ma sempre con un orizzonte più largo, quello della «promozione dell’autonomia personale e sociale» e della «qualità della vita». Non assistenza ma sviluppo e autodeterminazione: aiutare ogni persona a esprimere al massimo le proprie capacità, a partecipare alla vita comunitaria, a essere protagonista della propria esistenza.
La Comunità opera con strutture residenziali e centri diurni a Gubbio e Perugia, offrendo assistenza sanitaria, educativa, riabilitazione, supporto psico-sociale e attività occupazionali. Ma ciò che la distingue non è solo la qualità dei servizi: è la capacità di costruire relazioni, di essere un presidio vivo nel territorio umbro, aperto alle scuole, alle famiglie, alla città.
L’UniPg e Capodarco: una partnership che fa ricerca
La candidatura al premio non è stata un atto isolato. È il frutto di un rapporto che si è andato consolidando nel tempo tra la Comunità di Capodarco e il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia. Un legame che oggi si esprime nella forma più concreta di sviluppo possibile che è quella della ricerca. La Comunità ha infatti finanziato una borsa di dottorato triennale nel corso del Dottorato in Scienze Umane istituito presso il Dipartimento FiSSUF.
Il tema di ricerca è al cuore della missione stessa di Capodarco: la «qualità della vita in persone adulte con disabilità». Un campo ancora troppo poco esplorato dalla ricerca italiana, dove l’attenzione si concentra spesso fasi precedenti della vita, trascurando tutto l’arco della vita della persona: il lavoro, le relazioni, l’autonomia, il benessere soggettivo, la possibilità di scegliere la propria vita e di costruirsi un progetto unico e irrepetibile.
Responsabile scientifica della borsa di dottorato è la professoressa Annalisa Morganti, docente dell’Ateneo perugino, specialista nel campo della Pedagogia Speciale, che ha creduto in questa collaborazione fino al punto di candidare la Comunità al premio nazionale – e di ritirarlo personalmente a Milano. «Candidare Capodarco», ha spiegato la professoressa Morganti, «non era solo un gesto formale. Era riconoscere che quello che fanno ogni giorno è esattamente ciò di cui la nostra ricerca vuole occuparsi: costruire qualità di vita reale per le persone con disabilità, non solo sulla carta.»
Un premio che è anche una responsabilità
Il Premio «Istituzione Inclusiva» della SIPeS non è un trofeo da mettere in vetrina. È un riconoscimento che la commissione nazionale ha assegnato valutando le pratiche documentate nel tempo, la qualità delle relazioni educative, la collaborazione con le famiglie e le reti territoriali, e l’apertura a processi di ricerca e miglioramento continuo. Sono esattamente i criteri in cui la Comunità di Capodarco dell’Umbria si riconosce da quasi cinquant’anni.
Per l’Umbria, questo riconoscimento ha un valore che va oltre le mura di Gubbio. Dimostra che nel cuore verde d’Italia, in una regione spesso raccontata per i suoi paesaggi e la sua storia, c’è anche una storia di cura, di ricerca, di innovazione sociale. Una storia che merita di essere conosciuta e raccontata, perché l’inclusione non è un’utopia: è un lavoro quotidiano, fatto di persone, relazioni e coraggio.
E quando una società scientifica nazionale sceglie di premiare una comunità umbra come modello per tutto il Paese, forse è il caso di fermarsi un momento e di essere, semplicemente, orgogliosi.

La consegna del Premio, ritirato dalla Prof.ssa Annalisa Morganti