Il Rettore Marianelli alla Festa di Scienza e Filosofia "Virtute e Canoscenza"
In occasione del suo intervento alla Festa di Scienza e Filosofia, Virtute e Conoscenza a Foligno, il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, ha offerto una riflessione ampia e profonda sul significato che l’Intelligenza Artificiale assume oggi per la società, per la cultura e per il mondo della formazione, richiamando con forza la necessità di un nuovo umanesimo scientifico.
Nel suo intervento, il Magnifico ha sottolineato come l’IA non sia più una prospettiva futura, ma una presenza già diffusa nella vita quotidiana, nelle scuole, negli ospedali, negli uffici e nei servizi. Proprio per questo, ha osservato, la domanda decisiva non riguarda soltanto ciò che la tecnologia è capace di fare, ma soprattutto che cosa diventa l’essere umano mentre la tecnologia cresce.
Secondo Marianelli, la questione posta oggi dall’Intelligenza Artificiale è anzitutto antropologica: non riguarda solo strumenti e processi, ma il modo stesso in cui l’uomo guarda a sé. Il rischio, ha evidenziato, è che si affermi progressivamente una riduzione della persona a profilo, della storia a dato, del giudizio a output, della relazione a semplice interazione. Per questo, ha affermato, il compito di un autentico umanesimo scientifico è quello di impedire che il modello di uomo venga dettato dalla macchina, mantenendo aperta la domanda su chi siamo davvero.
Al centro della riflessione il Rettore ha posto l’idea di “continuare l’umano”, espressione con cui ha richiamato la necessità di custodire ciò che rende tale la persona: la dignità, la libertà, la qualità delle relazioni, il senso del vero, la cura della fragilità. In questa prospettiva, l’innovazione scientifica e tecnologica non può essere guidata soltanto dall’efficienza o dalla potenza, ma deve essere orientata da un criterio pienamente umano, capace di coniugare conoscenza, responsabilità e attenzione all’altro.
Marianelli ha inoltre indicato con chiarezza sia le opportunità sia i rischi legati all’IA. Da un lato, essa può rappresentare una leva importante per la diagnosi precoce, la medicina personalizzata, la ricerca, l’educazione, l’inclusione e l’accesso ai servizi; dall’altro, può favorire la delega del giudizio, l’indebolimento delle relazioni, la fragilità della verità pubblica e l’ampliamento delle disuguaglianze, se non viene governata con responsabilità.
Per questo il Rettore ha proposto quattro criteri fondamentali per orientare lo sviluppo e l’uso dell’Intelligenza Artificiale: persona, verità, giustizia, bellezza e cura. Governare l’IA, ha ribadito, non significa arrestare l’innovazione per timore, ma indirizzarla in modo consapevole, affinché resti realmente al servizio della vita umana e della convivenza civile.
In chiusura, Marianelli ha consegnato un messaggio che sintetizza il senso complessivo del suo intervento: “Noi non siamo chiamati a fermare la tecnica. Siamo chiamati a continuare l’umano”. Un richiamo che restituisce pienamente anche la missione dell’Università, luogo in cui il sapere scientifico e tecnologico è chiamato a dialogare con la formazione integrale della persona e con la responsabilità verso la società. Nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, ha ricordato il Rettore, ciò che salva una comunità non è la quantità di calcolo, ma la qualità delle relazioni e la capacità, sempre attuale, di dire all’altro: “mi importa di te”.

Il Rettore Massimiliano Marianelli accanto a Daniele Porena alla Festa di Virtute e Caoscenza a Foligno