Il Magnifico Rettore sul Giorno della Memoria
Il Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Perugia
Massimiliano Marianelli, in occasione del Giorno della Memoria
"Oggi, in occasione del Giorno della Memoria, ci fermiamo a riflettere sulla Shoah: non come evento lontano consegnato ai libri di storia, ma come monito permanente su ciò che accade quando la dignità umana viene calpestata e l'odio sostituisce il dialogo.
Il passato è elemento fondante della nostra umanità: non archivio inerte, ma spazio sacro, come ci ricorda la grande pensatrice Simone Weil. Dimenticarlo o distruggerlo significa amputare una parte fondamentale di noi stessi, perdendo in tal modo non solo un pezzo della nostra storia, ma soprattutto della nostra umanità. Quando si nega l'esistenza di una civiltà distrutta, ci si associa alla crudeltà che l'ha annientata. Quando si uccide il passato si diventa complici. Ricordare è dunque un atto di giustizia e di speranza, un ponte di relazione tra chi ci ha preceduto e il mondo che ci è stato consegnato.
L'Università, per sua natura, è Universitas: luogo di incontro tra saperi e persone, spazio di relazioni dove si coltiva ciò che ci rende umani. Questa vocazione ci impone oggi un dovere ineludibile: trasformare la memoria in responsabilità viva verso il futuro.
Preservare la memoria è un atto politico di resistenza contro ogni possibile oppressione, ma al contempo è un atto di relazione: attraverso il ricordo, riconosciamo che il male si radica nell'incapacità di vedere nell'altro un portatore di una storia che merita ascolto.
Come comunità universitaria, siamo chiamati a essere custodi e artefici di una cultura della pace e dell'accoglienza. Per questo ci impegniamo a promuovere il pensiero critico e consapevole, a dare spazio alla ragione e alla tolleranza, a rifiutare con fermezza ogni forma di odio, discriminazione e indifferenza.
Ribadisco con forza l'impegno del nostro Ateneo a essere luogo del "tra": spazio dove il confronto diventa incontro, dove la diversità genera ricchezza, dove il dialogo tra culture e identità costruisce ponti anziché muri. Uno spazio di mediazione e di pace, dove i diritti umani non siano principi astratti ma prassi quotidiana.
Il bene comune emerge dall'incontro autentico, si costruisce insieme attraverso l'ascolto paziente, la partecipazione attiva, il dialogo mai interrotto. La memoria, allora, non è rituale commemorativo ma impegno concreto e quotidiano. È nella cura delle nostre relazioni, nel rispetto reciproco, nella capacità di vedere nell'altro non una minaccia ma una preziosa risorsa, che onoriamo davvero chi non c'è più.
Ogni generazione ha il compito di trasformare gli errori in lezioni, le ferite in ponti. L'indifferenza e l'odio possono crescere solo dove l'empatia e la comprensione vengono meno. La memoria, quindi, è il fondamento della pace, un atto continuo di resistenza contro l'ingiustizia e l'oblio.
Coltivare ciò che ci rende umani: questo è il senso più profondo della nostra missione universitaria. Questo è il modo più autentico di dire 'mai più'."