Scoperta nuova forma genetica che collega paraplegia e demenza
Uno studio internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con centri di ricerca in Italia, Brasile e Giappone, ha identificato una possibile nuova forma di paraplegia spastica ereditaria (HSP) associata a una variante atipica di demenza. I risultati, ottenuti dall’analisi di 726 pazienti e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Annals of Clinical and Translational Neurology, ampliano in modo significativo la comprensione clinica e genetica della malattia legata al gene SPG4/SPAST.
La paraplegia spastica ereditaria è una malattia neurologica rara caratterizzata da debolezza e rigidità progressiva degli arti inferiori. Le mutazioni del gene SPG4/SPAST rappresentano la causa più comune delle forme autosomiche dominanti della patologia. Tuttavia, fino ad oggi mancavano studi comparativi su larga scala tra diverse popolazioni.
Lo studio è stato coordinato dal professor Antonio Orlacchio, Responsabile della Sezione di Genetica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia UniPg e ha ricevuto finanziamenti dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero della Salute e dalla medesima Università degli Studi di Perugia.
La ricerca ha identificato 52 mutazioni patogenetiche del gene SPG4/SPAST in 284 pazienti, incluse quattro varianti mai descritte in precedenza. I risultati evidenziano differenze cliniche ed epidemiologiche tra le diverse popolazioni, in particolare per età di insorgenza, gravità e manifestazioni cliniche. In alcuni casi è stato inoltre ipotizzato un “effetto fondatore” per specifiche varianti osservate nella popolazione italiana.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi riguarda l’associazione tra mutazioni SPG4/SPAST e disturbi cognitivi. In 44 pazienti è stata riscontrata la presenza di demenza, confermata neuropatologicamente in alcuni casi, con caratteristiche atipiche rispetto alla malattia di Alzheimer. In particolare, sono state osservate placche amiloidi in assenza delle tipiche alterazioni tau, suggerendo un possibile nuovo meccanismo patologico.
“Questi risultati indicano che alcune mutazioni del gene SPG4/SPAST possono essere associate non solo a disturbi motori, ma anche a una forma specifica di declino cognitivo,” ha dichiarato il prof. Antonio Orlacchio. “Si tratta di un passo avanti fondamentale per comprendere meglio la relazione tra genetica e manifestazioni cliniche complesse.”
La ricerca evidenzia inoltre la presenza di ulteriori complicanze neurologiche, tra cui disabilità intellettiva e assottigliamento del corpo calloso, contribuendo a definire un quadro clinico più ampio della patologia.
Nel complesso, lo studio sottolinea l’importanza di un approccio integrato tra genetica e clinica per migliorare la diagnosi e aprire nuove prospettive terapeutiche. I risultati offrono nuove indicazioni per la ricerca sui meccanismi biologici alla base delle forme di demenza associate alla paraplegia spastica ereditaria.